Le emozioni vanno controllate dalla ragione: ecco la visione più diffusa nella cultura occidentale. Qual è il rischio? Che esse interferiscano nelle nostre attività e ci portino fuori strada. Ma è davvero così?

Che cos’è un’emozione?

È piuttosto difficile dare una risposta che soddisfi pienamente, tanto più che, nel tempo, le definizioni sono cambiate seguendo l’evoluzione degli studi. Un tempo era considerata un’emozione uno “stato di consapevolezza, vissuto in modo soggettivo (quindi diverso per ognuno di noi) e con un valore positivo o negativo”. Oggi si tende a non parlare più di “stato”, quindi di qualcosa di fisso, ma di “processo”, in evoluzione. Infatti, oggi ci si riferisce alle emozioni come ad un “processo con un inizio, una durata e una fase di attenuazione, che inizia per una causa ben precisa, interna o esterna all’individuo e con la funzione di orientarne l’attenzione“.

Che cosa NON è un’emozione?

Utile è anche distinguere cosa non sono emozioni! Non lo sono i riflessi, i tratti di carattere, i disturbi psicopatologici, l’umore e le motivazioni. Per quest’ultimo gruppo, potremmo dire che le emozioni possono essere motivazioni perché ci spingono ad agire, ma non tutte le motivazioni sono emozioni!

Come nasce un’emozione?

Le emozioni sono il risultato del funzionamento biopsicologico dell’organismo e di regole affettive imposte della cultura. Non tutte le culture presentano le stesse emozioni! E, non solo: nemmeno le cause che sono all’origine di un’emozione sono le stesse! Per dirla con parole semplici, quello che può suscitare rabbia nella nostra cultura non è detto che la susciti in una cultura diversa!

Le emozioni vanno controllate?

Forse no, è la risposta a questa domanda. Recenti studi psicologici dimostrano che favoriscono (e non ostacolano) le decisioni e le azioni umane. Questo perché funzionano un po’ come un campanello d’allarme, orientano la nostra attenzione verso quello che per noi è importante e attivano le risorse dell’organismo (recuperando l’antico meccanismo di attacco – fuga).

Certo, lasciarle del tutto incontrollate può essere in effetti poco utile. Ma invece di “controllarle” , espressione che dà l’idea di bloccarne l’espressione, vanno “regolate” nella forma e intensità per migliorare il benessere individuale e l’interazione sociale.

Emozioni e sport

Spesso mi trovo a lavorare con alcuni atleti che si definiscono “troppo emotivi” e considerano questa caratteristica un deficit. Attraverso un lavoro di Coaching sportivo mirato, si può arrivare a sfruttare tutto il potenziale di attivazione insito nelle emozioni, risvegliando la consapevolezza e imparando ad autoregolarsi tanto nella quotidianità quanto nelle situazioni in cui siamo messi sotto pressione. Occorre trovare il picco giusto di emotività : lo sport è anche cuore, passione… sarebbe assurdo pensare di bloccare del tutto le proprie emozioni! Si può invece imparare a riconoscerle e trasformarle in una risorsa in più.

 

About Beatrice Raso

Licensed NLP Trainer e Coach, laureata in Lingua e Letterature Straniere e laureanda in Scienze e Tecniche Psicologiche con interesse particolare alla Psicoterapia Breve Strategica del centro CTS di Arezzo del Prof. Nardone Ha un passato da campionessa di atletica leggera, a livello nazionale e internazionale con la vittoria allo storico Cross Cinque Mulini e il titolo italiano sui 2000 siepi (di cui è stata anche detentrice del record italiano).