Il_giardino_ZenUna breve storiella zen

“Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate, a chi appartiene il dono?”, domandò ai suoi discepoli il Maestro.

A chi ha tentato di regalarlo“, rispose uno di loro.

Lo stesso vale per l’invidia, la rabbia e gli insulti“, disse il Maestro. Egli continuò: “Quando non sono accettati, essi continuano ad appartenere a chi li portava con sé”.

Quando ho sentito per la prima volta questa storiella Zen, ne sono rimasta colpita. Mi sono infatti chiesta: ciò che gli altri dicono o pensano di noi, ha davvero il potere di alterare il nostro benessere innato? La risposta è … no, non dovrebbe avere questo potere, ma purtroppo molto spesso ce l’ha.

Il legame allenatore-atleta

26190969-Un-allenatore-del-fumetto-arrabbiato-urlare-e-indicando--Archivio-Fotografico

Anche oggi, quindi, voglio parlarvi di un aspetto importante che riguarda la serenità e la crescita costruttiva di un atleta: l’indipendenza emotiva da coloro che formano la sua cerchia più ristretta, in genere le persone che sono il suo riferimento, in primis l’allenatore. Conquistarla è tutt’altro che scontato, anzi, spesso, è uno dei talloni d’achille degli atleti più bravi. Gli allenatori troppo frequentemente ignorano l’influenza che hanno su ragazzi in età di sviluppo e non pesano le parole o gli atteggiamenti che adottano. Invece, l’impatto della comunicazione sui ragazzi allenati ha un peso notevole! Dall’altro lato, l’atleta ha il dovere di coltivare la propria sicurezza e di staccare il cordone ombelicale dall’allenatore, che, ricordiamoci, è sempre una persona e quindi può avere anche delle giornate no e dei momenti di maggiore tensione.

Critiche ed elogi sono la stessa cosa

Praise and blame are all the same” scriveva l’autore Richard Carlson. Tradotto, significa più o meno: critiche ed elogi sono la stessa cosa. Quando siamo davvero saldi su di noi, una critica o un elogio non hanno particolare rilevanza rispetto al nostro benessere, alla nostra gioia, alla nostra autostima, alla nostra felicità.

Dove sta il problema?

happy-and-sad-emoticons-psd-396848

Quando siamo schiavi delle critiche altrui o smaniosi di ricevere elogi e apprezzamenti, è solo un sintomo del fatto che siamo fermi troppo in superficie e che è tempo di cercare giù nel profondo di noi stessi la sicurezza che cerchiamo di avere aggrappandoci invece agli altri. Questo è ciò che davvero cerchiamo quando tentiamo di gestire le critiche o ricevere complimenti: sentirci al sicuro, apprezzati, amati. Ecco perché ricevere critiche spesso butta così giù e, al contrario, ricevere apprezzamenti manda su di giri. Ma questa altalena emotiva non è sana e non contribuisce alla crescita equilibrata di un atleta.

Come risolvere e ottenere indipendenza emotiva?

Lavorare bene su entrambi i fronti con un Mental Coach esperto di tecniche comunicative e di Pnl può dare grandi risultati. Come accennato in precedenza, gli allenatori possono fare molto scegliendo di curare aspetti educativi e comunicativi invece che solo tecnici. Altrettanto può e deve voler fare l’atleta, ossia ricercare con decisione di raggiungere il proprio stato di indipendenza emotiva per rimanere saldo di fronte ad ogni evenienza, pur imparando dalla situazione: la critica può allora lasciarci un momento riflessivi, ma l’attenzione quasi mai sarà su di noi, ma sullo stato d’animo della persona che sta muovendo quella critica per comprendere ciò che davvero accade e per capire il messaggio che ci vuole comunicare. Quando siamo saldi, un elogio, dal canto suo, ci farà sorridere… e nulla più.

About Beatrice Raso

Licensed NLP Trainer e Coach, laureata in Lingua e Letterature Straniere e laureanda in Scienze e Tecniche Psicologiche con interesse particolare alla Psicoterapia Breve Strategica del centro CTS di Arezzo del Prof. Nardone Ha un passato da campionessa di atletica leggera, a livello nazionale e internazionale con la vittoria allo storico Cross Cinque Mulini e il titolo italiano sui 2000 siepi (di cui è stata anche detentrice del record italiano).