Durante le Olimpiadi di Rio mi è capito di leggere articoli e vedere video sui premi in denaro che i comitati Olimpici delle varie nazioni danno agli atleti che raggiungono i tre gradini del podio. L’Italia spiccava come una delle nazioni più generose e Niccolò Campriani (2 ori nella carabina) era dato come l’atleta più ricco di Rio, davanti per esempio a 3 campionissimi americani come Phelps, Biles e Ledecky. Ovviamente, sui social è scattata la polemica, con molti che stavano dalla parte degli atleti italiani e moltissimi che, invece, sparavano sentenze a caso.

Ecco qui il video pubblicato su Facebook da La Repubblica:

E alcuni dei commenti:

Commenti facebook La Repubblica

 

Io non conosco la situazione economica di ogni atleta partecipante ai Giochi, ma conosco la mia e quindi ho deciso di spiegarvi grosso modo come funziona la vita di un atleta ad alto livello.

Vorrei iniziare dicendovi che faccio gare non per soldi, altrimenti avrei già smesso da tempo. Lo faccio perché mi piace, ma se dovessi mettere sulla bilancia le entrate e le uscite, senza contare le ore di allenamento, la fatica, le tantissime giornate fuori casa ed i probabili infortuni, non sono affatto sicura che peserebbero di più le entrate.

Io sono militare dal novembre del 2009: poco prima delle Olimpiadi di Vancouver, cui ho partecipato. Molti atleti, infatti, sono arruolati nei corpi militari, che sono un grandissimo aiuto per noi. Lo stipendio che percepiamo è quello di un normalissimo militare  (o poliziotto, finanziere ecc). Ovviamente, aumentando di grado (con l’anzianità), anche lo stipendio andrà ad aumentare, ma, almeno nell’esercito, non esistono aumenti di grado per meriti sportivi. Lo Stato, grazie ai corpi militari, fornisce agli atleti più meritevoli lo stipendio e la possibilità di avere un lavoro dopo anni e anni di attività sportiva. Capite da soli che, con le ore di allenamento che facciamo ogni giorno e le trasferte per le gare, ci è impossibile trovare un lavoro vero, quindi gli unici atleti che potrebbero continuare a gareggiare sarebbero quelli con alle spalle una famiglia “ben fornita”. Non tutti però sono militari: noi del cross siamo riusciti ad avere interamente la squadra di Coppa del Mondo in corpo militare solamente lo scorso anno. Nello snowboard alpino, invece, non tutta la squadra A è in un gruppo sportivo. Per esempio, Christoph Mick, che ha partecipato alle Olimpiadi di Sochi, è civile e, per mantenersi, fa il cuoco, quando può, nel ristorante di famiglia. Marco Innocenti (medaglia d’argento del double trap a Rio) non è in un gruppo sportivo e, per mantenere se stesso e la sua famiglia, lavora in un’armeria.

Trovare sponsor in Italia, in questo periodo, non è affatto facile. Nello snowboard, puoi anche aver vinto Mondiali o Coppe del mondo, ma soldi se ne vedono ben pochi! Ve lo assicuro! Io stessa ho mandato curriculum da tutte le parti, ma bisogna ritenersi fortunati se solamente ti rispondono (di no)… La maggior parte di noi si paga le tavole ed il costo può essere tra i 600 ed i 1000 euro. Tenete conto che ognuno di noi ha almeno 4 tavole! (Ci tengo a precisare che sto parlando di snowboard, mentre, per esempio, nello sci alpino non è cosi). Per quanto riguarda scarponi e attacchi, se si è fortunati si riesce a farseli dare. Io ho comprato i miei scarponi su ebay, perché il modello che uso non esiste più ed ho così deciso di farne la scorta. Parlando di attacchi, invece, lo scorso anno sono rimasta senza, perché l’azienda che doveva fornirmeli non me li ha fatti avere, nonostante avessi dichiarato di volerli pagare! Sicuramente, al di là dei risultati, conta anche quanto un atleta sa vendersi, ma è certo che spazio e soldi scarseggiano.
Ovviamente ci sono atleti “personaggio”, vedi Cagnotto, Pellegrini e Montano, per esempio, ma sono eccezioni che si possono contare sul palmo di una mano. Non necessariamente chi vince una medaglia olimpica diventa automaticamente un personaggio! Conoscete Lidia Trettel? No?!?! Ma com’è possibile! E’ l’ultima atleta ad aver vinto una medaglia olimpica nello snowboard!

Noi atleti FISI siamo fortunati perché, una volta entrati in squadra nazionale, la federazione mette a nostra disposizione allenatori e staff (più o meno fornito a seconda delle discipline). Questo significa che non dobbiamo sobbarcarci la spesa di un tecnico che ci corregga sul lato tecnico in pista. Non ho idea di come funzioni nelle altre discipline al di fuori della FISI, ma so che per esempio, nel pattinaggio, ogni atleta si allena con la propria società sportiva e si sobbarca la maggior parte delle spese tra trasferte, stipendio dell’allenatore e spese del ghiaccio.
Una figura per la quale molti atleti spendono è quella del preparatore atletico, per farsi seguire al meglio quando sono fuori dai raduni federali. Inoltre, c’è da pagare la palestra per allenarsi. Sapete quanto costa una palestra con abbonamento annuale?
La seconda figura che, nel corso degli anni, sta diventando sempre più di fondamentale importanza è quella dello Psicologo sportivo o Mental Coach. Se non ricordo male, la FISI ha a disposizione il dottor Vercelli, ma, ovviamente, non può seguire tutti gli atleti della federazione così come tutti gli atleti non possono viaggiare ogni volta fino a Torino per incontrarlo. Ecco un’altra spesa da mettere sulla bilancia!
Durante le 2 settimane di Rio, ho letto un articolo su Daniele Molmenti (oro olimpico di canoa a Londra 2012) e vi riporto quanto segue:

Ogni medaglia d’oro degli atleti italiani viene “ricompensata” con 150mila euro. Siamo uno dei Paesi più generosi.

Facciamo informazione corretta. Quella cifra è lorda: tolte le tasse ne restano 80-90mila. E poi ci sono grandi differenze tra uno sport e l’altro. Ci sono nuotatori che possono allenarsi nella piscina sotto casa, senza grandi spese. Io per trovare un percorso di slalom devo andare all’estero. E sono costi. Per allenarmi prima dei Giochi di Londra ho dovuto spendere anche 20-25mila euro per andare in Australia. Insomma, dopo le Olimpiadi ci sono andato quasi in paro. E dico quasi perché alla fine ci ho anche rimesso. Ma non mi sto lamentando, ci mancherebbe. La gloria di una vittoria olimpica non ha prezzo.

La vita di un’atleta

Ora che ho passato in rassegna le varie spese, voglio dirvi come funziona la vita di un’atleta. La nostra vita è dedicata 11 mesi su 12 al nostro sport. Diciamo che 1 mese di stop post stagione agonistica ce lo prendiamo.. ma la verità è che mentalmente non si stacca mai. Io, da quando sono entrata in Esercito, mi sono promessa che avrei dedicato tutta me stessa a questo sport e… così ho fatto! Passiamo tutto l’anno ad allenarci e a fare fatica. Bisogna allenarsi sempre, anche quando la voglia manca. Mantenere il proprio fisico è un lavoro impegnativo! Poi, quando siamo su neve, bisogna fare i conti con le giornate fredde, le tormente di neve, i piedi che si congelano… bisogna pensare all’attrezzatura, tenere le tavole bene come se fossero le proprie bimbe, ogni anno capire se c’è da cambiare qualcosa, trovare la tavola più adatta alle proprie caratteristiche ecc… Siamo via, lontani dai nostri affetti per tanto tempo… poi, se arriva un infortunio, ci si rende conto che si è buttato via un sacco di tempo per nulla… dover saltare la stagione, o addirittura un’olimpiade per cui ci si è preparati e si è sognato per 4 anni è un macigno da sopportare.

Questo di Usain Bolt è un video interessante da guardare a testimonianza di quanto ho appena scritto:

Stiamo parlando di sacrifici, ma penso che molti atleti, come me, hanno così tanta passione che, questa vita, non pesa affatto. Ma prima di diventare atleti professionisti, siamo figli, figli di genitori che hanno sacrificato molto del loro tempo e tantissimi dei loro soldi per permetterci di inseguire il nostro sogno.

Quando alla TV vedo un atleta vincere un oro olimpico, mi emoziono sempre tantissimo.
Vedere i suoi occhi brillare di gioia o piangere di felicità, per me, non ha prezzo. In quegli occhioni lucidi ed emozionati, vedo tutta la loro storia, la loro fatica, le ore di allenamento, le batoste che hanno subito, prima di arrivare all’ambito successo. E vorrei essere al loro posto… e se mi dicono che ha vinto 150 mila euro (lordi)? Buon per lui!

Ci chiamano sport minori,
ma una volta ogni quattro anni,
davanti all’Italia,
siamo tutti uguali.


Grazie Esercito.
Grazie Fisi.
Grazie Coni.
Grazie Mamma e Papà

About Raffaella Brutto

Autrice e fondatrice di Surfare.eu, atleta Nazionale italiana di Snowboard, partecipante ai Giochi Olimpici di Vancouver 2010 e Sochi 2014, Primo Caporal Maggiore del Centro Sportivo Esercito, maestra di snowboard, ed ex atleta di pattinaggio artistico. Snapchat: raffysbx